"Il Bosco ... in noi!"





B o s c o p a r l a n t e

"Il Bosco in Noi..."


Ascoltare le Voci dei Boschi perduti . . . dimenticati
Voci di Prigionia e di Libertà nella Vita quotidiana.

Meraviglia & Resistenza Dis-armata.

Consapevolezza verso la Distruzione (in noi ed intorno) senza rassegnazione.

Ascoltare . R-Esistere . . . !


(lab Harambèe - carla kaapi barnabei)

Eccomi
Qui

Utente: harambee


( ... )

Ascolto & Racconto Storie . . .


Se ricevo trasmetto...
( "Sono Canale. Radice, Ruscello, Nuvola e Fulmine." )


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"Questo raduno di amici non dovrebbe essere centrato intorno a un individuo, perché quella persona, che sia io o qualcun altro, potrebbe diventare un oggetto di venerazione. Non avremo alcuna venerazione, non avremo alcun seguace e nemmeno alcun leader. Siamo innamorati collettivamente di una visione, di un messaggio, e ci pare che se raggiungesse altre persone, potrebbe essere loro utile." O S H O

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amare
disobbedire
combattere
amare
...

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"Il Bosco nel cuore
trasforma ogni eco di guerra in un canto

trasforma il fucille usato per resistere
e poi sepellito nella terra
in una bandiera di pace
luminosa stella nella notte

Il Bosco nel cuore
non è un'oasi per fuggire via

è un non-luogo dove la terra ti chiama
e ti guarisce coi suoi doni

Così nutrita,trasformata ti preparerai per continuare il tuo pacifico combattere...
Vivere
Amare
Ringraziare...

Ah, l'amore...
E' un'opera d'arte
che appartiene solo all'Esistenza,
non a te... !"

lunedì, 09 novembre 2009



"Tutte le strade devono sparire. Finché seguirete la strada di qualcuno, quel cammino è un prodotto del pensiero.
Non è un cammino nuovo. "



Krishnamurti












E' quasi mezzanotte. Metto un segno per oggi,ma adesso non riesco a scrivre... E ' un segno di lampo...!
A presto
:-)








(23.48 - continua)

Respirato da: harambee a novembre 09, 2009 23:47 | link | commenti (1)

sabato, 07 novembre 2009

Q  u o t i d i a n o

N. B. :
ho cambiato la voce del blog. Anzi no, la voce è sempre di Bob (come potrebbe essere altrimenti?).  E' il brano ad essere stato cambiato. Ho fatto dei pastricci nel template e non ho anocra avuto modo di rimediare. Per la cronaca, non si tratta di "This dream of you" come indicatoi ma "Forgetful Heart" (Live Performance  Ever, Milwauke, July 2009) entrambi sono in "Trough Togheter Live".







Se cliccci  q u i   puoi ascoltare il brano (live 1991, per avitare che si sovrapponga all'altro sempre di Bob apri direttamente il link di You Tube...ok?
Da diverse mattine dopo il caffè apro denza guardare l'Antologia (un bel librone di ben quattro dita di spessore edito Feltrienelli) di "Lyrics 1962-2001" di Bobby. La pagina mi indica una canzone/poesia che Subito dopo, ascolto.   (da un cd cercatao fra tutti quelli in attesa, oppure videoascolto col pc acceso da You ...). Sento, leggo ed ascolto, fino a quando mi chiedo:"Su cosa pongo attenzione, innanziutto? Quale priorità quotidiana, oggi?"

Ad esempio,ecco qua l'indicazione odierna. Vivere,qui ora. A fine giornata,(me) lo racconterò... ;-)







ACROSS THE BORDERLINE
come eseguita da Bob Dylan con Tom Petty and the Heartbreakers allo Shoreline Amphitheater di Mountain View, California, il 5 agosto 1986

ACROSS THE BORDERLINE
by Ry Cooder, John Hiatt, Jim Dickinson

con Tom Petty, Shoreline Amphitheater, Mountain View, California, 5 agosto 1986

There's a place, so I been told
Every street is paved with gold
And it's just across the borderline
When it's time to take your turn
There's a lesson you must learn
You could lose more than you ever hope to find

And when you reach that broken-promise land
All your dreams flow through your hands
You will know it's too late to change your mind 
You paid the price to come so far
Just you wind up where you are
And you're still just across the borderline

Up and down the Rio Grande
A thousand footprints in the sand
Reveal a secret no one can define
That river rolls on like a breath
In between my life and death
Tell me, who is next to cross that borderline

And when you reach that broken-promise land
All your dreams flow through your hands
You will know it's too late to change your mind
You paid the price to come so far
Just you wind up where you are
And you're still just across the borderline









AL DI LA' DEL CONFINE
di Ry Cooder, John Hiatt, Jim Dickinson

da "Covering Them"

Esiste un posto, così mi han detto,
dove ogni strada è lastricata d'oro
ed è appena al di là del confine
Quando sarà il tuo turno
c'è una lezione che dovrai imparare
che puoi perdere più di quello che mai potrai sperare di trovare

E quando avrai raggiunto quella terra di promesse infrante
tutti i tuoi sogni ti svaniranno tra le mani
saprai che è troppo tardi per cambiare idea
Hai pagato il prezzo per esserti spinto così lontano
Resterai dove sei
e sarai ancora al di là del confine

Lungo il Rio Grande
migliaia di orme nella sabbia
rivelano un segreto che nessuno può spiegare
Quel fiume scorre come un respiro
tra la mia vita e la mia morte

Ditemi chi è il prossimo che attraverserà il confine

E quando avrai raggiunto quella terra di promesse infrante
tutti i tuoi sogni ti svaniranno tra le mani
saprai che è troppo tardi per cambiare idea
Hai pagato il prezzo per esserti spinto così lontano
Resterai dove sei

e sarai ancora al di là del confine



traduzione di Michele Murino












( 71109 -  continua)

Respirato da: harambee a novembre 07, 2009 10:51 | link | commenti (1)
amore, risvegli, post in progress, draghi, s e c i c a s c o, dialogo con l ombra, grazie, bobby, cantastorie, stupore, r-esistere, quasi non me ne sono accorta, s c o n f i n a r e, qui ora, allarme, fulmini e saette, ascoltando musica, annonuovo, s/vestito, frammentaria, suonarsi, auto educazione alla gioia aeag, d e c r e s c i t a

domenica, 01 novembre 2009


I n   p r o g r e s s












1
  fra  un incontro  e  l'altro le  parole non  dette
erano rimaste lì insieme alle tracce delle suole vicino
alla  pozzanghera  specchiante  il  cielo
righe parallele a ricordare l'infinito









(senza  punto nè virgola)

(1 . 11 . 09 - 19.26 - continua)






















2

un richiamo dentro esprime il futuro nel presente

ascolto








hé è tempo di…
 
È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di se.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie
E l'orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo
diranno.
Ma io non parlo di strade più impervie,
di impegni più rischiosi,
di atti meditati in solitudine.
L'unica morale possibile
È quella che puoi trovare,
giorno per giorno, nel tuo luogo
aperto-appartato.
Che senso ha se solo tu ti salvi.
Bisogna poter contemplare,
ma essere anche in viaggio.
Bisogna essere attenti,
mobili, spregiudicati e ispirati.
Un nomadismo,
una condizione, un'avventura,
un processo di liberazione,
una fatica, un dolore,
per comunicare tra le macerie.
Bisogna usare tutti i mezzi disponibili,
per trovare la morale profonda
della propria arte.
Luoghi visibili
E luoghi invisibili,
luoghi reali
e luoghi immaginari
popoleranno il nostro cammino.
Ma la merce è la merce,
e la sua legge sarà
sempre pronta a cancellare
il lavoro di
chi ha trovato radici e
guarda lontano.
Il passato e il futuro
non esistono nell'eterno presente
del consumo.
Questo è uno degli orrori,
con il quale da tempo conviviamo e al quale non abbiamo ancora
dato una risposta adeguata.
Bisogna liberarsi dell'oppressione
E riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo.
Un'arte clandestina
per mantenersi aperti,
essere in viaggio,
ma lasciare tracce,
edificare luoghi,
unirsi a viaggiatori inquieti.
E se a qualcuno verrà in mente,
un giorno, di fare la mappa
di questo itinerario;
di ripercorrere i luoghi,
di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo
per trovare un nuovo inizio.
È tempo che l'arte
Trovi altre forme
Per comunicare in un universo
In cui tutto è comunicazione.
È tempo che esca dal tempo
astratto del mercato,
per ricostruire
il tempo umano dell'espressione
necessaria.
Una stalla può diventare
Un tempio e
Restare magnificamente una stalla.
Né un Dio, né un'idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.
Ci vuole un altro sguardo
Per dare senso a ciò
Che barbaramente muore ogni giorno
Omologandosi.
E come dice un maestro:
"tutto ricordare e tutto dimenticare".


 
Antonio Neiwiller, Maggio 1993
 in Movimento Zoè
 







diventa un post intermittente
(2 . 11 . o9 - 11.25 - continua)

Respirato da: harambee a novembre 01, 2009 19:27 | link | commenti (1)
risvegli, osservatorio, in sonno & in veglia, post in progress, grazie, cantastorie, accade, r-esistere, non dimenticare, quasi non me ne sono accorta, dono, qui ora, ascoltando musica, 31 ottobre, annonuovo, frammentaria, far/si poesia, naufraghi & esiliati, auto educazione alla gioia aeag, d e c r e s c i t a

giovedì, 29 ottobre 2009


Au - Revoir













Tracce dentro le scarpe, mappe misteriose, da decifrare.
  Sulle suole cresce l'erba, radicata di lacrime e sorrisi.


La commozione concima forme autunnali sontuose di ruggine ed oro.

Io, sto nella casa come sul prato. Come se fossi un fiore, fra tutti gli altri vicini e lontani


Parole lasciano i propri petali al Vento, come aquiloni- farfalla senza filo.











(29  e 1/2 - continua )

Respirato da: harambee a ottobre 29, 2009 22:37 | link | commenti (1)
in sonno & in veglia, in viaggio, cantastorie, accade, stupore, r-esistere, nutrimento, non dimenticare, s c o n f i n a r e, qui ora, à davvenì, suonarsi, naufraghi & esiliati

giovedì, 01 ottobre 2009





"L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe."
Sofocle, Edipo re









Le carceri scoppiano
c l i c k
e
c l i c k








Grazie a:
Galdo  -  Libera utopia
 Egidio Morici -  500firme.it)

per la segnalAzione.

























( 1.10 - c o n t i n u a )

Respirato da: harambee a ottobre 01, 2009 10:44 | link | commenti (1)
amore, storie, risvegli, osservatorio, in sonno & in veglia, post in progress, in viaggio, draghi, s e c i c a s c o, dialogo con l ombra, grazie, porte & finestre, continua, forever, sì , r-esistere, non dimenticare, partenze & ritorni, qui ora, in mezzo, fulmini e saette, equinozio dautunno, desolation row, in coro, à davvenì, farfalle e fiori, far/si poesia, naufraghi & esiliati, consenso & censura, intento & funzione

lunedì, 28 settembre 2009

C o m p a r t i r












"Desde Chile Gracias por compartir tanta belleza"
Marlene Sandoval
 







Una partenza gioios(a PARTIR)...condivisa (COM) nello spazio-tempo indiviso (passato presente futuro).








La Terra accoglie l'Ombra lunga.
Riconosce rami spogli. Nuda.
e, di già, dei Germogli il Sogno.



















( 28 - continua )


Respirato da: harambee a settembre 28, 2009 15:25 | link | commenti (1)
risvegli, grazie, accade, fisarmonica, r-esistere, a primavera, equinozio dautunno, à davvenì

sabato, 19 settembre 2009


Quel sangue del Sud versato per il Paese

di ROBERTO SAVIANO


Repubblica 18 settembre 2009

e    Q u i 


Vengo da una terra di reduci e combattenti. E l'ennesima strage di soldati non l'accolgo con la sorpresa di chi, davanti a una notizia particolarmente dolorosa e grave, torna a includere una terra lontana come l'Afghanistan nella propria geografia mentale. Per me quel territorio ha sempre fatto parte della mia geografia, geografia di luoghi dove non c'è pace. Gli italiani partiti per laggiù e quelli che restano in Sicilia, in Calabria o in Campania per me fanno in qualche modo parte di una mappa unica, diversa da quella che abbraccia pure Firenze, Torino o Bolzano.

Dei ventun soldati italiani caduti in Afghanistan la parte maggiore sono meridionali. Meridionali arruolati nelle loro regioni d'origine, o trasferiti altrove o persino figli di meridionali emigrati. A chi in questi anni dal Nord Italia blaterava sul Sud come di un'appendice necrotizzata di cui liberarsi, oggi, nel silenzio che cade sulle città d'origine di questi uomini dilaniati dai Taliban, troverà quella risposta pesantissima che nessuna invocazione del valore nazionale è stato in grado di dargli. Oggi siamo dinanzi all'ennesimo tributo di sangue che le regioni meridionali, le regioni più povere d'Italia, versano all'intero paese.

Indipendentemente da dove abitiamo, indipendente da come la pensiamo sulle missioni e sulla guerra, nel momento della tragedia non possiamo non considerare l'origine di questi soldati, la loro storia, porci la domanda perché a morire sono sempre o quasi sempre soldati del Sud. L'esercito oggi è fatto in gran parte da questi ragazzi, ragazzi giovani, giovanissimi in molti casi. Anche stavolta è così. Non può che essere così. E a sgoccioli, coi loro nomi diramati dal ministro della Difesa ne arriva la conferma ufficiale. Antonio Fortunato, trentacinque anni, tenente, nato a Lagonegro in Basilicata. Roberto Valente, trentasette anni, sergente maggiore, di Napoli. Davide Ricchiuto, ventisei anni, primo caporalmaggiore, nato a Glarus in Svizzera, ma residente a Tiggiano, in provincia di Lecce. Giandomenico Pistonami, ventisei anni, primo caporalmaggiore, nato ad Orvieto, ma residente a Lubriano in provincia di Viterbo. Massimiliano Randino, trentadue anni, caporalmaggiore, di Pagani, provincia di Salerno. Matteo Mureddu, ventisei anni, caporalmaggiore, di Solarussa, un paesino in provincia di Oristano, figlio di un allevatore di pecore. Due giorni fa Roberto Valente stava ancora a casa sua vicino allo stadio San Paolo, a Piedigrotta, a godersi le ultime ore di licenza con sua moglie e il suo bambino, come pure Massimiliano Radino, sposato da cinque anni, non ancora padre.


Erano appena sbarcati a Kabul, appena saliti sulle auto blindate, quei grossi gipponi "Lince" che hanno fama di essere fra i più sicuri e resistenti, però non reggono alla combinazione di chi dispone di tanto danaro per imbottire un'auto di 150 chili di tritolo e di tanti uomini disposti a farsi esplodere. Andando addosso a un convoglio, aprendo un cratere lunare profondo un metro nella strada, sventrando case, macchine, accartocciando biciclette, uccidendo quindici civili afgani, ferendone un numero non ancora precisato di altri, una sessantina almeno, bambini e donne inclusi.

E dilaniando, bruciando vivi, cuocendo nel loro involucro di metallo inutilmente rafforzato i nostri sei paracadutisti, due dei quali appena arrivati. Partiti dalla mia terra, sbarcati, sventrati sulla strada dell'aeroporto di Kabul, all'altezza di una rotonda intitolata alla memoria del comandante Ahmad Shah Massoud, il leone del Panjshir, il grande nemico dell'ultimo esercito che provò ad occupare quell'impervia terra di montagne, sopravvissuto alla guerra sovietica, ma assassinato dai Taliban. Niente può dirla meglio, la strana geografia dei territori di guerra in cui oggi ci siamo svegliati tutti per la deflagrazione di un'autobomba più potente delle altre, ma che giorno dopo giorno, quando non ce ne accorgiamo, continua a disegnare i suoi confini incerti, mobili, slabbrati. Non è solo la scia di sangue che unisce la mia terra a un luogo che dalle mie parti si sente nominare storpiato in Affanìstan, Afgrànistan, Afgà. E' anche altro. Quell'altro che era arrivato prima che dai paesini della Campania partissero i soldati: l'afgano, l'hashish migliore in assoluto che qui passava in lingotti e riempiva i garage ed è stato per anni il vero richiamo che attirava chiunque nelle piazze di spaccio locali. L'hashish e prima ancora l'eroina e oggi di nuovo l'eroina afgana. Quella che permette ai Taliban di abbondare con l'esplosivo da lanciare contro ai nostri soldati coi loro detonatori umani.

E' anche questo che rende simili queste terre, che fa sembrare l'Afganistan una provincia dell'Italia meridionale. Qui come là i signori della guerra sono forti perché sono signori di altro, delle cose, della droga, del mercato che non conosce né confini né conflitti. Delle armi, del potere, delle vite che con quel che ne ricavano, riescono a comprare. L'eroina che gestiscono i Taliban è praticamente il 90% dell'eroina che si consuma nel mondo. I ragazzi che partono spesso da realtà devastate dai cartelli criminali hanno trovato la morte per mano di chi con quei cartelli criminali ci fa affari. L'eroina afgana inonda il mondo e finanzia la guerra dei Taliban. Questa è una delle verità che meno vengono dette in Italia. Le merci partono e arrivano, gli uomini invece partono sempre senza garanzia di tornare. Quegli uomini, quei ragazzi possono essere nati nella Svizzera tedesca o trasferiti in Toscana, ma il loro baricentro rimane al paese di cui sono originari. È a partire da quei paesini che matura la decisione di andarsene, di arruolarsi, di partire volontari. Per sfuggire alla noia delle serate sempre uguali, sempre le stesse facce, sempre lo stesso bar di cui conosci persino la seduta delle sedie usurate. Per avere uno stipendio decente con cui mettere su famiglia, sostenere un mutuo per la casa, pagarsi un matrimonio come si deve, come aveva già organizzato prima di essere dilaniato in un convoglio simile a quello odierno, Vincenzo Cardella, di San Prisco, pugile dilettante alla stessa palestra di Marcianise che ha appena ricevuto il titolo mondiale dei pesi leggeri grazie a Mirko Valentino. Anche lui uno dei ragazzi della mia terra arruolati: nella polizia, non nell'esercito. Arruolarsi, anche, per non dover partire verso il Nord, alla ricerca di un lavoro forse meno stabile, dove sono meno certe le licenze e quindi i ritorni a casa, dove la solitudine è maggiore che fra i compagni, ragazzi dello stesso paese, della stessa regione, della stessa parte d'Italia. E poi anche per il rifiuto di finire nell'altro esercito, quello della camorra e delle altre organizzazioni criminali, quello che si gonfia e si ingrossa dei ragazzi che non vogliono finire lontani.

E sembra strano, ma per questi ragazzi morti oggi come per molti di quelli caduti negli anni precedenti, fare il soldato sembra una decisione dettata al tempo stesso da un buon senso che rasenta la saggezza perché comunque il calcolo fra rischi e benefici sembra vantaggioso, e dalla voglia di misurarsi, di dimostrare il proprio valore e il proprio coraggio. Di dimostrare, loro cresciuti fra la noia e la guerra che passa o può passare davanti al loro bar abituale fra le strade dei loro paesini addormentati, che "un'altra guerra è possibile". Che combattere con una divisa per una guerra lontana può avere molta più dignità che lamentarsi della disoccupazione quasi fosse una sventura naturale e del mondo che non gira come dovrebbe, come di una condizione immutabile.

Sapendo che i molti italiani che li chiameranno invasori e assassini, ma pure gli altri che li chiameranno eroi, non hanno entrambi idea di che cosa significhi davvero fare il mestiere del soldato. E sapendo pure che, se entrambi non ne hanno idea e non avrebbero mai potuto intraprendere la stessa strada, è perché qualcuno gliene ne ha regalate di molto più comode, certo non al rischio di finire sventrati da un'autobomba. Infatti loro, le destinazioni per cui partono, non le chiamano "missione di pace".

Forse non lo sanno sino in fondo che nelle caserme dell'Afghanistan possono trovare la stessa noia o la stessa morte che a casa. Ma scelgono di arruolarsi nell'esercito che porta la bandiera di uno Stato, in una forza che non dispone della vita e della morte grazie al denaro dei signori della guerra e della droga. Per questo, mi augurerei che anche chi odia la guerra e ritiene ipocrita la sua ridefinizione in "missione di pace", possa fermarsi un attimo a ricordare questi ragazzi. A provare non solo dolore per degli uomini strappati alla vita in modo atroce, ma commemorarli come sarebbe piaciuto a loro. A onorarli come soldati e come uomini morti per il loro lavoro. Quando è arrivata la notizia dell'attentato, un amico pugliese mi ha chiamato immediatamente e mi ha detto: "Tutti i ragazzi morti sono nostri". Sono nostri è come per dire sono delle nostre zone. Come per Nassiriya, come per il Libano ora anche per Kabul. E che siano nostri lo dimostriamo non nella retorica delle condoglianze ma raccontando cosa significa nascere in certe terre, cosa significa partire per una missione militare, e che le loro morti non portino una sorta di pietra tombale sulla voglia di cambiare le cose. Come se sui loro cadaveri possa celebrarsi una presunta pacificazione nazionale nata dal cordoglio. No, al contrario, dobbiamo continuare a porre e porci domande, a capire perché si parte per la guerra, perché il paese decide di subire sempre tutto come se fosse indifferente a ogni dolore, assuefatto ad ogni tragedia.

Queste morti ci chiedono perché tutto in Italia è sempre valutato con cinismo, sospetto, indifferenza, e persino decine e decine di morti non svegliano nessun tipo di reazione, ma solo ancora una volta apatia, sofferenza passiva, tristezza inattiva, il solito "è sempre andata così". Questi uomini del Sud, questi soldati caduti urlano alle coscienze, se ancora ne abbiamo, che le cose in questo paese non vanno bene, dicono che non va più bene che ci si accorga del Sud e di cosa vive una parte del paese solo quando paga un alto tributo di sangue come hanno fatto oggi questi sei soldati. Perché a Sud si è in guerra. Sempre.


Respirato da: harambee a settembre 19, 2009 11:56 | link | commenti (2)
risvegli, r-esistere, allarme, in mezzo, ricordati

martedì, 01 settembre 2009


Oggi è
 il primo giorno





©
  lab Hrambée - kaapi carla barnabei
Milano   & Altrove, Parco Lambro a Est - 2006

s t r a d e











Mannaggia, forse non ce la faccio a scrivere. 
Lascerei un puntino, per riservare  lo spazio con la data di ogg
i
  rimandarei  di occuparlo e scriverloa domani o dopo. Comunque, dva celebrato anche qui questo cambiamento della mia vita.
 Si tratta di celebrazione ad oltranza, in varie forme e modi. Perchè?

A t t e n z i o n e:
oggi è il mio primo giorno dopo lo Stop alla scQuola. Cioè vado in pensione.
Incredibile... Ancora non mi sembra vero!!!  Comincia un'altra avventura, oggi

A presto.
Non riesco a postare una canzone di Bob (I shall be realisead)
che starebbe bene qui, vagamente allusiva , lo farò in seguito.

Buona Notte e Ciao.
:-)


















.


( 1 - continua )

Respirato da: harambee a settembre 01, 2009 23:45 | link | commenti (4)
, risvegli, bobby, cantastorie, stupore, quasi non me ne sono accorta, s c o n f i n a r e, auto educazione alla gioia aeag

domenica, 23 agosto 2009

G r a t i t u d i n e




  ©lab harambèe - kaapi carla barnabei
Sarzana & Altrove, Agosto 2009

s e n z a     t i t o l o









Se mi metto a contare sbaglio.  E,l'errore mi insegna,  dietro alla parola s'identifica nello sbaglio una colpa.  Proprio lì dentro, ed in fondo, alla colpa c'è la scoperta.  Una scoperta che, forse da tempo lungo e ssottile, attende. Una scoperta lo sa di essere un po' defilata,  il suo nascondersi si rivela.  Rivela di per sè. Trasmette, insegna sempre.

Ogni cosa esistente, visibile ed invisibile, ha in sè una rivelazione, in sè e per sè, collegata da una rete energetetica vibrante, di suoni e colori, luminosa/ombrosa, di ragione e senza ragione.  Incantata. 
Incanto quotidiano. Semplicità speciale, da riconoscere, attende.

Le paroe non bastano.  Anzi, eccedono, nella loro precarietà...!
Una pianta di zucchine, fra foglie fiori e frutti, convive con altre piante, intorno. Condividono la terra e l'aria. Sotto al cielo, in profondità variabile.
Certi le chiamano erbacce, erbe da estirpare (soffocano, dicono, ciò che deve crescere per diventare raccolto, da prendere). 
Invece, chissà come si chiamano le piante, fra loro .
Mi chiedo. E, se fossimo noi le erbacce, nell'universo? Oppure, non esistono male erbe, solo erbe diverse. Innite forme.  Nessuna esclusione. Insieme, unita diversità.

Noi umani accentriamo al nostro lnguaggio azioni e classsificazioni,  come fosse l'unico ed il pricipale.
D'accordo, lo farò. Nessuna fuga?
Ma quale instabilità o variabilità nel confine che distingue me dall'altro/i, quale precarietà persino nel noi (quando distingue e divide amici/nemici) !

Mi hanno insegnato "parla sempre in prima persona per assumerti la responsabilità...!".  Io, me ne accorgo, a volte, di non essere mai sola, anche se mi sembra di esserlo ;-). Anche se non si vede qualcuno!

Se mi metto a contare chi c'è, cosa vedo?
Non  conterò più. Ascolterò. Dirò, so che ci siete, invisibili.
Sento la musica. I passi soffici, le tracce del cuore, le stelle negli occhi. Gli arcobaleni, i segni sotto le foglie, nello spazio,  dentro.

Le piume di esseri che non hanno certo il nome da noi preteso, indefinibili. E gli sguardi, attenti, curiosi. Eccolo, il teatro invisibile ! Accettare il limite rende lo spettacolo vero, illuminate. Ce lo hanno insegnato, lo abbiamo dimenticato, il potere o la forza del teatro. La sua guarigione dell'im-impossibile.



Un amore incondizionato, che guida,  atrraverso una precaria e variabile distinzione (di forma e di sapere) là.  Là,  dove  nessuna distinzione separa ed avvalora.


Grazie.




  © lab harambè - kaapi carla barnabei
 Findhorn, Cluny College, agosto 2009

w i t h o u t
p l a c e









Appunti scritti al volo, in un afoso inizio di pomeriggio
,nel perdurare di un  viaggio  (i n - f i n i  t o)  a Findhorn (grazie e grazie).








l o v e
k. e K.




  © lab harambè - kaapi carla barnabei
 Findhorn, Cluny College, agosto 2009

w i t h o u t







( 2 2 - c o n t i n u a )


Respirato da: harambee a agosto 23, 2009 17:08 | link | commenti (4)
risvegli, osservatorio, draghi, grazie, stupore, r-esistere, dono, s c o n f i n a r e, partenze & ritorni, qui ora, s/vestito, remeber you, auto educazione alla gioia aeag, f i n d h o r n

domenica, 02 agosto 2009


Silenzio nel Bosco


L
 
©lab  Harambèe - kaapi carla barnabe
S.Martino & Altrove,  31 Luglio 2009

A i   F i o r i









Non ho più scritto qui, per alcune settimane. Personale è il tempo nella sua quantità e valore.
Scrivere. Cercare di farlo secondo delle priorità che rispettino un senso di vita, non sempre è facile , per me.  Mi sono accorta di dedicare più tempo a ciò che  disperde tempo ed energia  rispetto ad  un intento piuttosto che accentrami lì...Il problema era che il mio intento non fosse ben definito?

Sì, appunto. Su questo Intento di vita, che comunque è vivo e si definisce se  pongo questa chiarezza come   una priorità, sto lavorando.
E' un lavoro che non si esprime attraverso negazioni (scelgo questo o quello? Prima o dopo?), ma con l'ascolto. Appena possibile e poco alla volta testimonierò qui trascrivendo alcune parti del diario quotidiano ( interessa a qualcuno?) combinando con citazioni dei riferimenti incontrati (o  che mi hanno incontrato).
 
Ne potrebbe sorgere una distanza fra i riferimenti, le voci ascoltate, e quello che (mi) accade: Si tratta di variabili. In questo spazio ci si accorge della distanza che è anche avvicinamento di qualcosaltro non previsto magari… ;-)

Ora, incomincio con questa piccola premessa e con un riferimento. Tra i riferimenti nei quali sto vivendo c'è quello a Bobby, alla (sua) visione. Perchè tra parentesi ( ) ?
La Visione arriva non è nostra, ci coglie. Possiamo girarci dall'altra parte, se non lo facciamo invece non perdiamo e non guadagnamo.
Cambia la vita, che comunque è sempre come tale in cambiamento, solo non ce ne accorgiamo.

Mi hanno detto parla sempre al singolare, da te. Allora, ok.
Non im ero accorta di non ascoltare, cercavo chi mi ascoltasse con bisogno ossessivo, mi dimenticavo di me e  di te (l’altro). Ho cercato di ascoltare, non ho avuto coraggio, determinazione, ero confusoa. Poi, toccato il fondo, arrendersi (surrender) nell'ascolto a poco a poco.

Mi sono sentita sola. E' stato bellissimo dopo essere sembrato una perdita crudele.  Non  lo era e non lo è. Anzi, credo indispensabile per stare insieme accettare di stare da soli, vivere la solitudine. Anche questo stato cambia, anche se io inizialmente non l'avevo capito. 
Differenza sottile. Su questo percorso testimonierò, ma è ancora bambina ,giovane la mia consapevolezza.

Sono ben piccola creatura di fronte al mistero del cielo stellato e da quel buio ogni stella parlante mi chiama.
Sono vecchia nelle tracce sul palmo della mano profonde, e segno nell’aria un cerchio: diventa  spirale a  radicare qualcosa che mi chiede di rimettere rancori verso me stessa ed ogni illusione di separazione. Non vorrei essere enigmatica  (continua).
Non si può spiegare, a me non lo hanno spiegato. E’ come il fulmine. Basta non scappre via e accade da sé (se accade).

Tornando a Bobby, questa parte (1) di una delle ultime interviste (ne rilascia pochissime)  seque alla prima parte (1)  q u i 

Seguiranno altri riferimeti, sia a Bobby sia a diverse espressioni della relazione fra Intento e Funzione (Fonti e Fontane).















Oggi, martedì 1° Settembre, questo post è cambiato. infatti, ho appena pubblicato testo e foto corrispondenti al link nell'altro blog (lab harambée, appena riaperto e con lavori in corso).

Comunque, il collegamento del link (Qui- c l i c l) è rimasto, sotto a queste parole ... ;-)









Q u i

(click)










(31 -  c o n t i n u a)

Respirato da: harambee a agosto 02, 2009 15:44 | link | commenti
r-esistere, auto educazione alla gioia aeag, intento & funzione

martedì, 14 luglio 2009


S t o p


















c l i c k











Respirato da: harambee a luglio 14, 2009 00:14 | link | commenti (2)

lunedì, 06 luglio 2009


"Ciò che deve accadere, accade."




Il Viaggio ce l'hai addosso, come una pelle .
S'agita al vento ,e  freme quando un pensiero finalmente se ne va. Alllora, non c'è bisogno di niente ,o quasi.

Non hai certezzze. Non sono neanche tue le storie che ti attraversano come ruscelli o fiumi. Torrenti in piena e scrosci di pioggia che susussurreranno  saranno un grido,  ma non per farsi sentire.

Così, come sono arrivate se ne andranno, le storie  raccontate e la compagnia.
Eppure, non sei mai sola ,essendolo.  Rechi memoria e radice. Prepari il bagaglio e lo disfi. Allacci le scarpe e vai scalza. A toccare la terra, l'aria. A sprofondare, a respirare.

Senza più parole. Solo quelle indispensabili, restano. Per un ascolto che non divida chi ascolta e chi è ascoltato, per ascoltare...

Lascia accadere. Accade, accadrà.  Non sei tu le storie, la musica, il volo. E' il Viaggio.

E, non c'è neppure bisogno che ti sposti, a volte. ;-)




























*  citazione: C.S.I. - "Accade" in "Tabula rasa elettrificata (mi sembra..)
** immagini dalla Rete, disegno-sgiribizzo di stasera (ho ri-cominciato  
   gli sgiribizzi... Hmm.)






(6209 - c o n t i n u a)

Respirato da: harambee a luglio 06, 2009 01:09 | link | commenti (4)
a m o r e, risvegli, in sonno & in veglia, in viaggio, piccole storie quotidiane, draghi, accade, r-esistere, non dimenticare, dono, suonarsi, far/si poesia, naufraghi & esiliati

sabato, 27 giugno 2009

Fulmini e Saette












"Uno scarabocchio. S'ingrandisce, come una matassa di filo si dipana.

Ecco un Drago. Cercho gli occhi.
Intanto, immediatamente dalle fauci il Fuoco.

Fulmine nelle tenebre. Saetta  lama luminosa.

Segnato sentiero, sottile lineanel buio."





(non sono storie e lo sono).

















Dalla sua bocca fin qui. Come se non ci fosse più nessuna distanza. Nè tempo, fra dentro e fuori.  Telegiornali ( click 1click 2 )  e quotidiani  ( click 1   - ckick 2 ) raccontano, o denunciano, che siamo in un regime. Sarebbe ora di non far (quasi) finta di niente ?!
Sì, certo.  Che non si veda il modo non vuol dire non sia possibile inventarlo.

Lo stesso anche dentro di me. Per altre ragioni, d'accordo.
 E' ora di non fare più finta di fare e non fare (che si può far finta senza saperlo, quando si è inconsapevoli  presi dalla rappresentazione di sè, più o meno).
Che il modo sia difficile non vuol dire che sia impossibile cercarlo.

 drago porta Pace,  attraverso un Lampo, Fulmini e Saette. Una Pace  che  . . . . . . . . .  (parola a scelta, o qualcosaltro).




















( 9 9 - co n t i n u a )

Respirato da: harambee a giugno 27, 2009 10:34 | link | commenti (6)
risvegli, in sonno & in veglia, in viaggio, draghi, dialogo con l ombra, continua, cantastorie, r-esistere, non dimenticare, prima estate, allarme, fulmini e saette, desolation row, remeber you, in coro, naufraghi & esiliati, senza camicia, consenso & censura

domenica, 14 giugno 2009






















































A questo  l i n k   di "Who is Silvio Berlusconi" la prima parte, sono sei in tutto...
Per evitare interferenze sonore fra l'audio del video e quello del blog (Bob :-)
conviene cliccare su YoouTube e vederlo direttamente da lì.


Grazie ad Aria per la segnalazione




Respirato da: harambee a giugno 14, 2009 09:34 | link | commenti (1)
risvegli, s e c i c a s c o, r-esistere, qui ora, ricordati, consenso & censura

domenica, 07 giugno 2009


P o r  t a (r s i)


©lab harambèe- kc barnabei
Milano  &  Altrove, Febbraio 2007



P o r t a  C u o r e











Niente parole.
Solo una x. di  qua o di là. Invece di qua e di lò, uno a uno: La mente diceva due voti allo stesso partito. Ma la mano è andata su due simbol. Due simboli diversi.
 Non c'è stato niente da fare.E' stata una gestualità spontanea, E' accaduto,  diversamente da come pensavo. e non l'avevo previsto.

Due voti. Un voto alla paura ed un altro alla speranza,  irriducibile sensazione che la paura riduca la visione dell'orizzonte e del cielo. Quindi,  non bisogna cedere  (almeno non del tutto). Tenere i piedi per terra e la testa in cielo 8come gli alberi) ?.

 Chissà.   Speriamo che non vincano il qualunquismo e vaneggiamenti fascisti!  Voilà.
Comunque, quest'ultima ocnsiderazione mi fa ascoltare se dentro di me ci sia qualche granello di opportunismo,  razzismo, affermazione di sopraffazione (dentro e  fuori). Vorrei fare pulizia (non etnica).

Amore. Sì.
:-)




















( 6  6 0 9 - c o n t i n u a )

Respirato da: harambee a giugno 07, 2009 23:22 | link | commenti (1)
amore, risvegli, s e c i c a s c o, cantastorie, r-esistere, s c o n f i n a r e, qui ora, allarme, chisssàdovestoandando, desolation row, à davvenì, far/si poesia, e congiunge o oppone, senza camicia

martedì, 02 giugno 2009

S t o r i a












Sì. non  la racconto a nessuno e neanche a me...
Intendo e prometto di continuare un post e non mantengo.  Pretendo e divago.

lascuo ancoirain sospeso ascoltare, scrivendone, quella questione di domenica...
E indirizzo a questo 
l i n k del blog di Floreana











( continua )

Respirato da: harambee a giugno 02, 2009 11:13 | link | commenti (2)
risvegli, r-esistere, allarme

domenica, 31 maggio 2009

Prima, adesso, poi.
Sempre o mai.


mosaico - Pompei









Prima, stavo cercando una citazione di Clarissa Pinkola Estès, per scrivere sul richiamo che sento alla ribellione e contemporaneamente alla pace. Nella mia libreria agitata dalla ristrutturazione della casa, la mia copia ventennale di"Donne che corrono coi lupi"Ed. Feltrinelli, si nasconde.

Cercando in rete ho trovato qualcosa che, puntuale come una farfalla-direbbe (forse) Mz/F.- mi ha fatto sentire un senso di fastidio, quello che sento sempre quando percepisco un'affermazione violenta, nei modi, nella negazione...
Insomma,eccolo qua, nello speccchio il mio conflitto: essere riconosciutae fuggire dal potere... ? Preciso, come uno stormo di farfalle. Grazie. 

Il post, la riflessione, continueranno. Ora, il tempo è alquanto limitato, prima dell'uscita odierna, ma non voglio perdere questa sensazione di contrarietà stupita nel trovare la mia "Bibbia" (una) citata in modo così disturbante per me, nonostante la condivisione e l'apprezzamento del contenuto e della contestualizzazione  della recensione. Continuerò stasera
. Ciau.










CANI DI BANCATA    
testo e regia Emma Dante
Teatro  PALLADIUM
CANI DI BANCATA     testo e regia Emma Dante
Con: Manuela Lo Sicco, Antonio Puccia, Salvatore D’Onofrio, Sandro Maria Campagna, Carmine Maringola, Sabino Civilleri, Michele Riondino, Alessio Piazza, Fabrizio Lombardo, Ugo Giacomazzi, Stefano Miglio.
  


  
CANI DI BANCATA     testo e regia Emma Dante
Con: Manuela Lo Sicco, Antonio Puccia, Salvatore D’Onofrio, Sandro Maria Campagna, Carmine Maringola, Sabino Civilleri, Michele Riondino, Alessio Piazza, Fabrizio Lombardo, Ugo Giacomazzi, Stefano Miglio.
 









di Rossella Monaco



“cani di scanno, cerberi mafio-politici che si masturbano sull’Italia dei non-valori” 
 

I politici sono mafiosi?
No, sono i mafiosi che sono politici.
Emma Dante ribalta il punto di vista, rovescia l’occhio, ci fa vedere uno spettacolo sottosopra.


Ce ne rendiamo conto alla fine, quando mostra l’Italia capovolta, con la Sicilia in testa, una Trinacria piramidale, libera dal continente, come un cargo pirata minaccioso, pronto ad attaccare, come un cappello da calzare fino a coprire gli occhi, le orecchie, la bocca… la piramide si ripete nell’impalcatura mobile sistemata sul fondo della scena, dove siedono i figli di mammasantissima, è uno scheletro, un’ossatura di legno di forma triangolare, gerarchicamente intercambiabile, è la cupola di cosa nostra, ma anche, visto il legame viscerale della mafia con la chiesa, la santissima trinità. Tre. Un numero, una formula, uno e trino, il padre, il figlio e lo spirito santo, dove lo spirito santo più che una colomba leggiadra è il morto ammazzato. Persino le teste di Cerbero, modello esemplare di cane di bancata avvezzo alle cose dei morti in quanto feroce guardiano dell’oltretomba, sono tre. Emma Dante però introduce ambiguamente il quarto elemento. Il gioco è sottile, la Madre, la Grande Dea è in procinto di rivelarsi, si nasconde dietro l’idea di “mamma” escogitata dagli “uomini d’onore” per sottolineare la funzione protettrice della mafia e intensificare il vincolo fraterno che lega gli affiliati. Uomini-patriarchi, incapaci di generare la vita ma abili nel provocare la morte, partoriscono una mamma-feticcio fatta a loro stessa immagine e crudeltà. Si “aggiustano” una genitrice che detta leggi maschili, che ama la guerra, l’assassinio, il potere. Da questo ibrido spaventoso emerge Lilith, il volto nascosto e temuto della femminilità. “Nel nome del padre, del figlio, della madre…” la vera donna selvaggia, istintuale e salvifica è invocata ed evocata dall’autrice, e “liberaci dal padre” è la frase chiave dello spettacolo. Nella preghiera il padre è sinonimo di male. L’orazione è divenuta una supplica rivolta alla Dea, una richiesta d’aiuto contro la mistificazione e lo strapotere maschile. “Liberaci dal padre” è ancora, una richiesta di libertà, di emancipazione da millenni di sottomissione, una necessità di affrancamento da codici regolati da “padri padroni” interconnessi tra loro.
La Grande Madre sorta dalle spoglie del feticcio-banditesco in una specie di seduta spiritica, di possessione demoniaca, fatta di sangue e saliva, (sembra una fontana vivente sputante e sbavante) si diverte a ridicolizzare gli adepti del sistema, prima li scompagina, poi li fa prostrare, loro, che sono uomini di rispetto,  li rende colorati con cappelli da donna, li fa sfilare alla stregua di mannequin, loro, che odiano ogni mollezza e femminilità, e per questo ostentano la minchia esercitando un tic imperituro che li costringe a camminare spostando con gesto secco e sterile il ventre in avanti.
Lilith nascosta sotto il pelo di cagna è una lupa selvatica, è primitiva e passionale, superba e ringhiante, una fiera che getta il cibo ai suoi figli cani e sbeffeggiandoli li rende partecipi di un banchetto arcaico, li fa cibare delle membra del capro espiatorio santificato col beneplacito dell’eucaristia. La storia si ripete, si consuma senza nulla imparare da se stessa. Continuo è il gioco al massacro ma indistruttibili i cani di bancata.
Nell’artificio teatrale, dove tutto è finzione, stavolta i mafiosi appaiono per quello che sono. Niente glamour hollywoodiano, semplice realtà: sono grevi, idioti, infantili, crudeli, viscidi, meschini, disgustosi, e non sono altro che politici, finanzieri, dottori, ecclesiastici, governatori, tutti usurpatori avidi fino al massacro. Nel paniere Emma Dante ci fa cadere anche l’uomo comune, l’ennesimo capro. Pare un piccolo e timoroso personaggio dostoevskijano, un ometto omertoso pronto a non vedere (usa lenti spesse che gli obnubilano la vista), e a non sapere, ma è costretto a vedere e a sapere e per questo verrà sacrificato.
Poi riemerge l’ectoplasma generato dal complesso edipico dei “bravi ragazzi”, la Grande Madre svanisce e il feticcio-mamma è di nuovo padrone della scena. Questa volta mammasantissima, come una menade rabbiosa, ha rovesciato e fatto a pezzi l’Italia: ai “cani d’onore” non rimane che sbranare.
Di nuovo il potere agli uomini. Di nuovo il femminile soggiace.
In un concerto finale di masturbazione collettiva, lo sperma “maschile” marcherà i territori.
 
“Vedete? L’osso per la strada aspetta noi tutti. Ha l’odore delizioso cui un cane non sa resistere.”*.
 
Emma Dante, autrice, regista, lupa che corre veloce, non si è fatta addomesticare. La sua capacità visionaria coinvolge e affascina, ci fa sentire a un passo dalla selva, in teatro si respira l’odore del sangue; gli attori, tutti bravissimi, danno corpo ai personaggi usando le viscere, il lato primordiale della loro natura umana. Manuela Lo Sicco, straordinario doppio, Grande-mammasantissima, è l’anima della regista, è la sua parte selvaggia e ferina che ci libera dal “padre”.


*Citazione  di Clarissa Pinkola Estés











Leoni delle Nevi- Tibet










( 5551 - continua )

Respirato da: harambee a maggio 31, 2009 11:06 | link | commenti

domenica, 24 maggio 2009


2 4    M a y



 

Buon compleanno Bob...!

Non leggerai e probabilmente  detesti i festeggiamenti d'augurii...!
Forze apprezzeresti un mazzolino di Viole, fiori esili e forti, dai petali come ali  di farfalle...

Bobby, grazie... oggi più che mai!
;-)



















Il post finisce qui, per ora
(con il portatile non ho più la connessione, si è
rotta la chiavetta?)
Lascio solo un segno, anzi un segna.posto...






(24 - continua)

Respirato da: harambee a maggio 24, 2009 18:40 | link | commenti (2)
incontri, risvegli, osservatorio, in sonno & in veglia, post in progress, in viaggio, piccole storie quotidiane, grazie, bobby, forever, cantastorie, sì , fisarmonica, stupore, dedicato a , r-esistere, nutrimento, non dimenticare, a primavera, dono, s c o n f i n a r e, partenze & ritorni, qui ora, in mezzo, remeber you, in coro, farfalle e fiori, suonarsi, far/si poesia, naufraghi & esiliati

sabato, 23 maggio 2009


F o r s e






















A volte, non mi sembra di vivere a Milano.

Sveglia alle sei, spontaneamnete senza sveglia.
Cinguettii alla finestra,ed alla porta finetrsa, pure... I
Intraviste zampette vicino ai vasi di fiori (la tenda della porta finetra è plissettata ed a ogni lavaggio s'accorcia e si vede in basso la "ringhiera" (balcone condiviso da vari appartamenti,tre, tipico di alcune vecchie casa popolari milanesi).

Sù dal letto. Finestra socchiusa. i cinquettii continuano.
Caffè a cucchiaini, sopra all'acqua nella caffettiera piccola.
Le Violette han tutte il capo reclinato. le annaffio. Che profumo.
 Faccio una foto?

Dicono. La mente: cosa serve fotografare? 
Il cuore: non nutrire la disillusione di negazione, nè di buonismo. Consapevolezza, poesia e vento...?












Musica di....Indovinato?!
Radio accesa (in cucina).Doppio ascolto.
parlano sd'immigrazione. Italiani razzisti e fascisti. Non tutti, però (s p e r è m ).
Dicono:".Non controllare l'altro, non voler camiarlo affinchè sia simile a noi".
Dico: Dimentihiamo? leggi q u i  e   q u i  (grazie 20selvaggi).Ricordare non è un'azione di memoria solo storica o mentale, senza cuore e consapevolezza c'è memoria? L'esiliato, il naufrago, abita anche e sempre dentro di noi...).

Giornata di lavoro (qui, a casa).
Scritto al volo. Mancano. foto, citazioni, musica speciale (domani è il compleanno di Bob(by), eh!).











(24 - continua)

Respirato da: harambee a maggio 23, 2009 09:25 | link | commenti
amore, incontri, risvegli, in sonno & in veglia, post in progress, in viaggio, piccole storie quotidiane, s e c i c a s c o, grazie, porte & finestre, bobby, continua, cantastorie, stupore, r-esistere, nutrimento, s c o n f i n a r e, in mezzo, ricordati, ascoltando musica, s/vestito, f o r s e, in coro, frammentaria, farfalle e fiori, suonarsi, far/si poesia, naufraghi & esiliati



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